Un cacciatore incontrò un serpente affamato sul sentiero, nutrendolo cresceva, ma diventato enorme, minacciò il villaggio. Attaccato, uccise molti. Il serpente, simbolo dell’uomo bianco, rappresentava l’ingratitudine e l’inganno. La storia riflette le conseguenze della generosità mal ripagata.
“C’era una volta un cacciatore famoso, che andando in ogni luogo prendeva sempre abbondante caccia per mangiare. Un giorno, tornando a casa con alcuni uccelli che aveva cacciato, vide un piccolo serpente sul sentiero. Era un serpentello tutto colorato, bello e di aspetto innocuo. Egli si fermò un istante, lo guardò e pensò che forse era affamato. Gli dette quindi uno dei suoi uccelli e prosegui per casa. Dopo qualche settimana, passando per lo stesso luogo, questa volta con alcuni conigli, si incontrò nuovamente con il serpente, che continuava ad essere bello e buono, solo che era molto cresciuto. Però continuava ad avere una faccia mansueta e fame. Gli dette un coniglio e disse “oi” e continuò il suo cammino. Passato del tempo, il cacciatore si incontrò di nuovo con il serpente. Era cresciuto moltissimo, ma continuava con l’aspetto mansueto ed affamato. Egli quindi gli dette uno dei suoi tacchini, e se ne andò. Ancora un’altra volta, tempo dopo, passando per lo stesso sentiero con due cervi, il cacciatore si incontrò con il bel serpente colorato. Era cresciuto ancora di più e continuava con la stessa faccia mansueta e affamata. Il cacciatore, ancora, con pena per il grande serpente colorato gli dette uno dei suoi cervi.
Arrivando a casa trovò una grande festa nel villaggio. Tutti erano presenti, danzavano e cantavano attorno al fuoco i loro antichi canti e riti. Improvvisamente apparve il serpente che cominciò a roteare attorno al villaggio. Era enorme e sembrava affamato e minaccioso. Quando ebbe avvolto, ruotando, tutto l’aldeia, lasciandoli nel mezzo, essi cominciarono ad avere molta paura. Decisero quindi di prendere i loro archi e frecce e attaccare il serpente. Ferito, il serpente colpì molti con la coda e uccise molta gente. Dicono che quel serpente era esattamente come l’uomo bianco.
Prima dell’entrata dell’uomo bianco, al mondo Kraho viveva un sistema sociale tale da non produrre emarginazione, presa di potere o individualismo. L’uomo bianco arrivò improvvisamente a rompere l’equilibrio di questo sistema comunitario.
“L’uomo bianco, quello che si crede civilizzato, ha battuto duro, non solo sulla terra ma anche nell’anima del mio popolo; e i fiumi aumentarono e il mare diventò più salato perché le lacrime della mia gente furono molte.”
Cibac Ewororo
Inizialmente il bianco fu accolto positivamente al punto che ai primi coloni venne addirittura offerta della terra da coltivare, in un rapporto creduto di amicizia. Ma il processo di conquista partito e alimentato dall’Europa non poteva fermarsi.
L’indio, all’arrivo del bianco era nudo e non si vergognava della sua nudità, come nell’Eden. Ora l’indio Kraho sente il disagio della nudità quando esce dal proprio sociale per l’incontro con il bianco, come se quest’ultimo rappresentasse la presa di coscienza della propria nudità e della propria inadeguatezza.
“lo sono nato da mille anni in una società di arco e freccia. lo e il mio popolo ci siamo trovati senza posto, in questa nuova società, vergognandoci della nostra cultura che voi avete resa ridicola, insicuri della nostra personalità e senza vie d’uscita”.
Dan George
Anche l’impegno di evangelizzazione è stato segnato da profondi solchi di contraddizioni (al di là dei massacri e dei soprusi compiuti durante tutto il processo della conquista), che hanno disorientato l’indio e lo hanno reso restio ad accogliere la “religione del bianco”. In effetti per l’indio non sarebbe stato difficile accogliere il messaggio evangelico perché facilmente integrabile nella propria religiosità naturale. La notevole discrepanza fra l’annuncio cristiano e la pratica di vita del bianco, che l’indio identifica sempre come cristiano, è stata traumatica.

