Articoli sui progetti in Brasile

DALLO STERMINIO UMANO ALL’ANNIENTAMENTO CULTURALE 

Delle sofferenze dei popoli indigeni del brasile e dei milioni di impoveriti.

Ho già raccontato dell’intreccio tra distruzione ambientale e sociale.  Delle sofferenze dei popoli indigeni del brasile e dei milioni di impoveriti.  Del fatto che questo impoverimento a lungo andare crea miseria.  E la miseria rende disumani gli uomini perché porta […]

Ho già raccontato dell’intreccio tra distruzione ambientale e sociale. 

Delle sofferenze dei popoli indigeni del brasile e dei milioni di impoveriti. 

Del fatto che questo impoverimento a lungo andare crea miseria. 

E la miseria rende disumani gli uomini perché porta ogni sorta di mancanza, di sconvolgimento affettivo, di invidia, di odio e di violenza. 

Ma rende disumani anche i ricchi perché porta a vedere i miseri come esseri inferiori, bisognosi di aiuto e appoggio per un torto della storia. 

Bisognosi di “carità cristiana” e non di “giustizia evangelica”. 

Oggi, vi racconto dell’ultima visita alla comunità Krahô dove ho incontrato tutti i capi e i professori della parte sud della riserva. È  stato un incontro durato vari giorni in pieno stile Krahô. Memorabile per la storia del popolo. 

E per me. E per Roberto. E per Lisa. E per il Social Day.

Come già descritto dai Krahô e dagli indios in generale regna la miseria. Nascono furbetti che hanno conosciuto le regole della mafiosità del bianco e approfittano della purezza della loro cultura che vedeva il dimenticare i torti subiti prima che tramonti il sole in ogni gruppo familiare.

L’incontro lo avevo chiesto io. Non potevo più aspettare. Dovevo affrontare alcune problematiche prima che prendessero il sopravvento sulla cultura, sulla vita e sul futuro del popolo Krahô

L’introduzione della scuola portoghese con i PC e internet ha fatto apparire qualche telefonino che sta creando uno shock culturale devastante. Senza filtri. Senza tempo per adattarsi. Senza preparazione. In una visione allucinante del mondo ma al tempo stesso attrattiva rispetto la capanna e la foresta. 

L’INGANNO è che ci fanno credere che siano esseri della foresta autosufficienti. Per rubare tutto ciò che i grandi della terra possono rubare. Terra sottosuolo e ANIME.

In quell’incontro durato più giorni, i problemi da affrontare erano parecchi. Al lettore sembrerà impossibile che non abbiano capito fino ad ora cosa sta succedendo realmente ma vi prego di non leggere con la testa del bianco e di lasciarvi condurre dal racconto senza giudizi e limiti. 

Il primo argomento riguardava L’ACQUA da bere senza andare al fiume. Come in città. 

Dopo varie proteste degli indios il governo attraverso il FUNAI ha predisposto una torre con una cisterna e un rubinetto alla base. La cosa tristissima è che si tratta di acqua pompata con un generatore dal fiume chimicamente inquinata dalle grandi piantagioni  e dai batteri. Vergogna pura. Hanno capito il raggiro e cominceranno una protesta per avere il pozzo in ogni comunità. Non è stato così semplice come la racconto. Mi ha aiutato un ragazzo indio che stiamo aiutando negli studi di infermieristica.

Pochi giorni fa mi hanno aggiornato sulla protesta. Sono cominciati i lavori per costruire pozzi artesiani nelle comunità indigene. Fantastico.  

Il secondo riguardava l’invasione della terra da parte dei bianchi confinanti. Sono stati già stati invasi 25.000 ettari su 330.000. Una enormità. I capi sapevano delle invasioni ma non avevano la minima idea della quantità di terra invasa. Lasciavano semplicemente fare senza intervenire. 

Per farmi capire dai capi ho proiettato nella scuola la mappa ufficiale del loro territorio. La conoscevano già perché nelle scuole della riserva ci sono mappe del territorio fornite dal ministero. Ma il vedere quelle mappe della riserva senza avere un termine di paragone non permetteva loro di capire la reale grandezza del territorio. Così ho proiettato il brasile e lentamente mi sono avvicinato agli attuali 305.000 mila ettari ufficiali della riserva. Una enormità. I capi sono rimasti impressionati perché hanno capito la grandezza confrontando la distanza delle città di Itacaja e Goiatins e dei vari fiumi. Ma ho anche proiettato i documenti ufficiali che dimostravano che la proprietà della riserva negli anni ottanta era di 330.000 ettari. E che 25.000 ettari erano stati invasi a loro insaputa. 

A quel punto ho introdotto un concetto conosciuto ma ancora estraneo alla loro cultura. 

La PROPRIETÀ. Non la proprietà INDIVIDUALE come siamo abituati a pensare. La PROPRIETÀ COMUNITARIA. Sconosciuta alle nostre latitudini. 

Lo studente presente all’incontro ha raccontato che di sua iniziativa aveva da poco cominciato un giro a piedi nei confini con altri giovani indios per capire se c’erano invasioni in atto. Il concetto di confini e proprietà era già entrato in alcuni ragazzi. Questo ragazzo mi ha agevolato il compito e aiutato a capire il problema. Discutemmo molto sul da farsi e conclusero che si sarebbero ripresi la terra a qualunque costo. 

Proposi un altro approccio. Terminare la ricognizione e poi andare dagli invasori con un avvocato e la polizia federale. Proporre agli invasori due possibilità: lasciare la proprietà invasa oppure rimanere ma con un contratto di affitto stipulato dall’avvocato in presenza della polizia federale.  

Il pagamento mensile avrebbe potuto essere in denaro o in buoi.

A quel punto sorse un ulteriore problema. Chi avrebbe riscosso e gestito? Dovendo discutere di molte altre cose PROPOSI SUBITO UN COORDINAMENTO composto da persone elette in ogni comunità per gestire le tante problematiche che stavamo discutendo e le eventuali entrate economiche a favore di tutto il popolo. Accettarono. 

L’avvocato lo hanno trovato e ingaggiato poco dopo la mia dipartita.

Il terzo punto fu quindi il coordinamento generale di tutte le comunità mentre il quarto che mi premeva discutere erano i fuochi nella riserva. 

Da qualche tempo è stato introdotto un organismo con il compito di creare delle linee disboscate per  fermare l’avanzata di fuochi appiccati da vicini allo scopo di invadere ulteriore territorio e che, se non fermati possono estendersi a vista d’occhio nella stagione secca. Gli incaricati li avevo visti in giugno appiccare fuochi durante la fioritura delle piante della savana e della foresta. Chiesi quindi che il coordinamento scegliesse alcuni indios per partecipare alla formazione e successivamente far parte dell’organismo per creare gli sbarramenti con il fuoco solo quando non c’è fioritura. Un compito da gestire solo dagli indios. Pagati.

Il quinto punto discusso fu la scuola. Da qualche anno il governo, per assicurare il diritto allo studio ai nativi, senza considerarne il loro status speciale, ha costruito una scuola in ogni villaggio. L’edificio è in muratura! La capanne in legno e paglia. Alcuni insegnanti bianchi pretendono che i bambini si  presentino vestiti con la divisa scolastica, non pitturati, con le ciabatte per non sporcare l’ambiente scolastico. Il programma è uguale a quello di tutto il brasile. 

Nella scuola, che dista anche settanta chilometri dalla cittadina più vicina, sono presenti dai tre ai cinque insegnanti alloggiati nello stesso edificio scolastico provvisto di camere, bagni e cucina a causa delle grandi distanze e della necessità di fermarsi per più giorni. In realtà, ogni villaggio è stato “invaso” da un consistente numero di bianchi che ne ignorano completamente le regole, i ritmi, i riti e le tradizioni. Alle insegnanti spesso si aggiungono anche i mariti nulla facenti in città che portano alcol e fumo nel centro del villaggio durante gli incontri serali annullando completamente i ritmi e lo scopo degli incontri stessi. 

Quelle stesse persone, anziché tagliare l’erba intorno alla scuola usano il diserbante, molto di moda in brasile, invogliando gli indios a fare altrettanto. Il massacro culturale ha preso quindi una cadenza quotidiana e colpisce i bambini e i rituali nei luoghi a loro più vicini. 

Tutto ciò li espone ad un contatto col mondo esterno non governato col risultato che ogni villaggio subisce un diverso livello di integrazione a seconda della distanza dai confini e dal ruolo che i loro capi giocano sull’argomento. In alcuni villaggi la cultura si va così perdendo, mentre ai gruppi più consapevoli non resta che spostarsi sempre più all’interno. 

Ho chiesto quindi che i professori fossero solo indios. 

Professori formati cominciano ad esserci e grazie a un nostro progetto universitario, ed è in corso una formazione universitaria per altri giovani grazie ad un altro progetto finanziato dal Social Day. I giovani professori dovranno anche aiutare il popolo sull’uso del web. Un ulteriore passo nelle prossime visite.

Il sesto e ultimo punto, il più sconosciuto anche dai media, il più meschino e il più delicato fu la discussione sulle carte prepagate rilasciate dal governo. 

Per contrastare la situazione di povertà estrema dei nativi è stato offerto un sussidio governativo. Lo stesso riservato ai poveri. O meglio, Agli impoveriti. Dal sistema mondiale. L’effetto fu tremendo. I villaggi in foresta furono invasi da commercianti che si fecero consegnare le carte prepagate governative portando loro qualche tessuto di tanto in tanto. Per i nativi, non avendo la minima idea di che cosa fosse il denaro, queste stoffe erano regalate. Per i commercianti invece questo era un vero affare, tanto che costruirono nuovi sentieri e nuove strade per giungere più comodamente ai villaggi. Attraverso queste nuove vie arrivarono anche i bracconieri. Questo portò alla diminuzione di animali nella riserva e i nativi non poterono più vivere principalmente di caccia, come era loro uso. 

La cosa incredibile è che queste carte gli indios e non solo gli indios le lasciano gestire dai commercianti. Sapevo che questo argomento era il più delicato. 

Alcuni anni fa con Padre Valber e Hapôr, il papà adottivo di Sonia, Kuka-tep, siamo andati dai commercianti e tentato di farle restituire ai legittimi proprietari. Senza risultato. Questa volta toccava a loro. Si è aperta una discussione molto delicata. Ho chiesto ai professori presenti gli estratti conti. Non li avevano. Erano gestiti dai commercianti. 

Scopro che addirittura alla scadenza di una carta, i commercianti vanno a prendere i legittimi proprietari con i fuoristrada e li portano a rinnovarla. E poi la riconsegnano. C’è bisogno della loro firma per il rinnovo delle carte ma loro lo ritengono un grande atto di generosità dei commercianti. 

Hapôr conosceva bene il problema e aveva già deciso da tempo di ritirare personalmente la sua carta della pensione dai commercianti. Con lui avevamo già fatto i conteggi delle entrate e di quella miseria che il commerciante gli dava prima del ritiro. Ed era sempre in debito. Come tutti. 

In sua presenza ho proiettato ai capi e ai professori i conteggi mensili tra la pensione di Hapôr e quanto aveva ricevuto dal commerciante. Hanno capito bene la gravità della situazione e il furto continuo del contenuto economico delle carte. Hanno deciso di riprendersele e di gestirle direttamente con la cassa economica. 

Per concludere mi preme forvi partecipi di alcune riflessioni. 

In questo assurdo Brasile abbiamo capito che il primo vero problema del mondo è la cultura della mafiosità per trarre profitto. 

Ma il cambiamento della cultura della meschinità parte da ognuno di noi. Da quella piccola goccia che è il frutto dell’amore verso il prossimo. Quando ci impoveriamo dell’orgoglio, dell’arroganza, della supremazia su mia moglie, della corsa frenetica a farsi le scarpe in ufficio per essere sempre più in alto, nel rispetto sessuale, nell’amore ai figli, nello stimolarli a partecipare a gruppi di coetanei, nello sport sano, nell’accompagnarli nelle comunità terapeutiche, nelle comunità di disabili, nelle case di riposo per anziani, nell’accogliere in casa la nonna relegata nell’ospizio. Nell’accompagnarli a OCCHI APERTI PER COSTRUIRE GIUSTIZIA. Nel partecipare alla giornata del Social Day.

Queste esperienze d’amore sono più forti della meschinità dei social e della politica cialtrona e meschina. Ed è la vera formazione dei nostri figli. Che saranno i futuri politici. 

E non dobbiamo lasciarli soli, i nostri figli, altrimenti questo sistema li schiaccerà. 

Li schiaccerà nel divorzio, nella separazione, nell’aborto clandestino, nell’eutanasia clandestina e nell’economia cialtrona.