L’INTRECCIO Quando parliamo di fuochi in foresta siamo soliti pensare all’amazzonia con i suoi alberi immensi e meravigliosi che bruciano. Un danno incalcolabile. Un danno che facciamo alle future generazione. Noi, qui, lontanissimi dalla foresta, vediamo il problema dal nostro […]
L’INTRECCIO
Quando parliamo di fuochi in foresta siamo soliti pensare all’amazzonia con i suoi alberi immensi e meravigliosi che bruciano. Un danno incalcolabile. Un danno che facciamo alle future generazione. Noi, qui, lontanissimi dalla foresta, vediamo il problema dal nostro continente europeo. Vediamo il nostro problema di sopravvivenza. Lo vediamo attraverso la nostra storia di pro nipoti di una società che tollerava schiavitù, colonizzatori e schiavisti. Lo vediamo come distruzione del nostro ambiente.
Anche i brasiliani della classe dirigente e i politici, pronipoti di quella stessa società che tollerava schiavitù, colonizzatori e schiavisti la pensano esattamente come noi. Ma in più pensano che siccome noi abbiamo distrutto le nostre foreste in Europa adesso tocca a loro farle fruttare e nessuno può dire cosa fare a casa loro. Al massimo noi europei possiamo solo comperare quote di CO2 della rivoluzione verde ma non possiamo bloccare la deforestazione per il loro progresso.
Quasi mai abbiniamo al disastro ambientale dei fuochi il disastro umano, sociale e culturale conseguente alla distruzione della foresta.
Su questo voglio riflettere.
Sentiamo parlare di ecocidio ma dobbiamo parlare anche di omicidio. Di emergenza climatica ma anche di emergenza sanitaria. Di eco sostenibilità si ma anche di connivenza.
E l’amazzonia continua a bruciare! Nonostante 40/50 anni di negoziati globali sul clima, dove generalmente è stato fatto del malsano “business ecologico”.
Ma non solo la foresta. Pochi sano quello che sta succedendo nel cerrado, la savana brasiliana che secondo il wwf è la savana biologicamente più ricca nel mondo.
E siccome le piante della savana sono più rade e basse rispetto quelle della foresta anziché bruciare si usa il correntão che prevede l’uso di enormi catene di acciaio, lunghe decine di metri, collegate tra due caterpillar che avanzano con pala e catena distruggendo tutto ciò che incontrano sul proprio cammino: fauna, flora, suolo e biodiversità millenaria.
Una tragedia ambientale e umana mediaticamente silenziosa, sconosciuta, rapida e letale.
Quale è l’obiettivo? Ottenere terre da coltivare e pascoli per i bovini. E soia, tanta soia e granoturco per sfamare non gli 8 miliardi di esseri umani ma i 70 miliardi di bovini, ovini e suini degli allevamenti intensivi, principale causa dell’innalzamento della temperatura terreste per emissione di gas serra come l’ammoniaca e il metano.
In pratica ogni uomo potrebbe avere 8 animali al giorno a testa. Impensabile a fronte di 2 miliardi di persone che vivono con meno di 2 euro al giorno. Compresi gli indios. E pensare che una vacca europea costa al giorno 7 euro.
Vale di più una vacca che un essere umano. Ecco una delle facce della cultura dello spreco condannata da Papa Francesco!
Per compensare le emissioni di gas serra dei 70 miliardi di animali negli allevamenti intensivi e l’emissione di anidride carbonica dagli incendi, da alcuni anni è in corso un progetto di forestazione e riforestazione chiamato “rivoluzione verde” per abbassare la co2 che prevede incentivi statali per i grandi proprietari con l’obiettivo di ridurre l’emissione di carbonio.
Il progetto prevede piantagioni infinite della monocultura di eucalipto trasformata in carbone, cellulosa, legname e biocarburante.
In verità il grande profitto derivato dal “business del carbonio” della “rivoluzione verde” ha trasformato la savana e la foresta in un “deserto verde”.
L’eucalipto infatti utilizza molta acqua per la crescita, molta di più di quella che ne richiedeva la vegetazione naturale, pertanto la sottrae alle falde sotterranee che alimentano le sorgenti che dovrebbero dare acqua alle comunità rurali locali. L’impatto sociale, economico e culturale di questa pratica agricola si è sommato e intrecciato all’impatto ambientale che va dalla desertificazione al deterioramento paesaggistico, dalla perdita pressoché totale di biodiversità vegetale e animale alla contaminazione di suolo, aria e falde acquifere.
Ecco l’intreccio invisibile per noi europei.
Non solo.
Quegli incendi appiccati per liberare spazio per gli allevamenti intensivi sono utili anche per mettere in fuga le popolazioni indigene che la abitano, considerate un ostacolo per gli affari del “business ecologico” perché si frappongono alle grandi aeree da disboscare.
Da sempre le popolazioni indigene sono state un ostacolo alla conquista al punto che sono stati sterminati 80 milioni di esseri umani nativi del continente americano. Il più grande e grave massacro di esseri umani provocato da altri esseri umani. Il peggiore crimine della storia del genere umano. Che continua sotto altre forme.
È innegabile che la sussistenza, la cultura e l’identità di questi popoli siano inestricabilmente legate all’ambiente in cui vivono. E a noi, consumatori seriali. Esiste infatti un sottile filo rosso che lega i nostri modelli di consumo e di sviluppo, fondati sull’estrazione crescente di risorse dalla terra, e l’aggressione continua ai difensori dell’ambiente.
Difendere i nativi brasiliani significa salvare una parte del pianeta e fermare una parte dei fuochi.
L’INGANNO
L’inganno principale è che ci hanno convinto che gli indios, i nativi, sono esseri intoccabili. Esseri della foresta che non hanno bisogno di nulla e di nessuno. Perché? Perché fa comodo che la pensiamo così. In realtà sono minacciati continuamente attraverso la conquista della terra, la prostituzione, la caccia indiscriminata, l’invasione da parte delle industrie minerarie, l’estrazione dell’oro e dei diamanti, dell’argento e del rame, dello stagno e della bauxite, del ferro e del petrolio, la costruzione di bacini idroelettrici e il passaggio di ferrovie nei loro territori. E la razzia di animali vivi. Ultima frontiera della criminalità. E internet e i telefonini che, come una bomba atomica culturale, sono entrati nelle riserve.
Grazie alla scuola dei bianchi.
E non c’è niente di più falso della dicotomia tra quello che pensa l’occidente degli indios e quella che è la realtà. In questo modo assecondiamo gli scopi di chi sta invadendo la loro terra e li lasciamo ai margine della società pensando che invece sono felicemente inseriti nella foresta e protetti da essa.
In verità la foresta brucia, la savana è devastata e la vita nelle comunità indigene è divenuta impossibile.
Per questo molti indios abbandonano le loro terre e vanno a vivere in città.
La ragione per perpetrare questo inganno nei nostri confronti è che i nativi hanno la terra! Hanno molta terra! Oltre a ricchezze inestimabili sotto la terra. Le multinazionali le vogliono. Certa politica le vuole. Vogliono prenderle come hanno preso tutto fino ad oggi.
E dopo lo sfruttamento?
Bruciare e distruggere per poi allevare intensivamente manzi. Buoi della apocalisse, hot dog parte dei 70 miliardi di animali degli allevamenti intesivi!
Su questo terreno si moltiplicano i bambini nelle città dove vivono di stenti, dove non hanno da mangiare, dove vengono prostituiti per soldi, per alcool, per cibo. Dove diventano vittime del traffico di organi.
Su questo terreno si moltiplicano anche le donne indigene, le ragazze indigene, le mamme indigene considerate semplicemente animali da sfruttare sessualmente.
Non è quindi improprio parlare di mafiosità come cultura, come struttura sociale mondiale! Anche con la maschera ecologica.
Ma noi cosa possiamo fare? Per contrastare questa cultura della mafiosità del mondo e dare un piccolo contributo alla proposta di ecologia integrale di Papa Francesco?
Bisogna sostenere gli indios nella loro terra.
La loro permanenza nei territori permette di vivere con dignità nonostante la povertà.
Permette il rispetto della biodiversità e la protezione dagli incendi dolosi.
Permette la convivenza con il mondo animale nonostante le incursioni dei cacciatori e il rispetto della terra e del sottosuolo.
Ma anche studiando! Laureandosi quando possibile. Per insegnare nelle scuole delle riserve. Per conoscere la cultura del bianco e non vergognarsi della propria.
Per difendersi davanti a quella mela … che li ha fatto sentire nudi già dai primi giorni della conquista.
CONCLUSIONE
Dietro al correntão si celano obbligazioni sottoscritte da alcune banche ai grandi gruppi industriali per valori superiori al miliardo di dollari. Ironia della sorte molte di queste istituti bancari sono membri della “Net Zero Banking Alliance” nella quale si impegnano a raggiungere zero emissioni entro il 2050. È bene conoscere queste banche perché come sempre il punto centrale della piccola economia etica è prendere consapevolezza di questi comportamenti e sapere che tutto ciò che nel nostro piccolo investiamo o diamo in gestione a queste banche e società finanziarie può contribuire alla devastazione del Pianeta e alla sofferenza umana.

