Il 24 aprile del 1500 Pedro Alvarez Cabral sbarca in una baia che poi chiamerà Porto Seguro. Frate Henrique di Coimbra celebrò la prima messa. Con l’arrivo dei portoghesi in Brasile, comincia tra indigeni e europei un periodo di scambi […]
Il 24 aprile del 1500 Pedro Alvarez Cabral sbarca in una baia che poi chiamerà Porto Seguro.
Frate Henrique di Coimbra celebrò la prima messa.
Con l’arrivo dei portoghesi in Brasile, comincia tra indigeni e europei un periodo di scambi commerciali, dove i primi fornivano il legname chiamato “pau-brasil” legno di brace e i secondi li rifornivano di accette. Il nome Brasile nasce nel 1500 prorpio dal colore del primo legno pregiato, colore di brace, incontrato nella costa atlantica (pau-brasil).
Per gli indios qualsiasi utensile ferroso assumeva un grande valore dato che loro non riuscivano a costruirne. Questo periodo di scambio durò circa trenta anni.
Anni prima, nel 1494, si rese necessario stipulare il trattato di TORDESILHAS che tracciò una linea immaginaria che divideva la terra tra i diritti della Spagna e quelli del Portogallo, sotto la benedizione di Papa Alessandro VI°.
All’epoca del trattato, alla corte portoghese interessavano di più i porti atlantici nella via di commercio per le indie orientali che la colonizzazione. Ma, ben presto, per difendersi da eventuali occupazioni da parte di altre potenze europee, la corona portoghese inizia la conquista del territorio.
La terra conquistata era di proprietà del Re.
Il paese, prima diviso in capitanerie ereditarie date in appalto a donatari al fine di farlo produrre per il proprio arricchimento e quello della corona, nel 1549 è sottomesso ad un governo centrale con sede nella città di Salvador.
Sotto questo governo giunsero i Gesuiti, con l’incombenza di convertire gli indigeni trasformandoli in buoni cittadini portoghesi ma soprattutto in manodopera per l’impresa coloniale.
Le missioni, in generale, assunsero inizialmente una posizione favorevole alla politica colonizzatrice della corona portoghese.
Si notano comunque, successivamente, tentativi Gesuiti di difesa degli indios sia attraverso strumenti giuridici sia attraverso “aldeiamenti e reduçoes”.
A tale proposito è doveroso ricordare gli sforzi dei cappuccini francesi del rio Sao Francisco che si opposero fortemente ai fazienderos (allevatori di bestiame) della regione.
Per la resistenza opposta alla schiavitù indigena, vari missionari furono costretti a tornare in patria.
I Gesuiti furono espulsi dal Brasile per due volte per essere contrari, secondo la corona portoghese, agli interessi economici e politici della colonia.
Gli indios, decimati dalle malattie dei bianchi contro le quali non possedevano anticorpi, dalle guerre contro gli occupanti e insofferenti a un ritmo di lavoro contrario alla loro cultura, dimostrarono che il progetto iniziale era irrealizzabile.
Iniziò così la tratta degli schiavi dall’Africa
ESPORTAZIONE DI SCHIAVI DALL’AFRICA ALLE AMERICHE
| Anno | 1500/1600 | 1601/1700 | 1701/1800 | totale |
| 1.175.000 | 2.868.000 | 7.433.000 | 11.476.000 |
TRAFFICO NEGRIERO CON DESTINO AL BRASILE
| Anno | 1500/1600 | 1601/1700 | 1701/1800 | 1811/1870 | totale |
| Media annuale | 735 | 5.600 | 17.194 | 27.936 | 4.544.476 |
| percento | 40,0% | 40,2% | 31,2% | 60,3% | 39,6% |
I missionari, gli unici a riconoscere l’errore commesso all’inizio di sottomissione degli indigeni, accettarono quasi passivamente il regime di schiavitù degli africani.
Chiaramente per poter leggere correttamente questi fatti bisogna assolutamente rifarsi alla cultura e alla situazione europea alla fine del XV° secolo per non cadere nella pretesa di attualizzare quella realtà anche se chiaramente la schiavitù è decisamente anti evangelica.
Gli schiavi africani che fuggivano dalle fazendas fondavano nella foresta i Qiulombos, centri di libertà organizzati secondo le tradizioni africane.
Il più famoso fu il Quilombos dos Palmares che resistette all’esercito portoghese dal 1630 al 1695, guidato dal capo Zumbì che venne giustiziato il 20 Novembre 1695 nella città di Recife.
Non è possibile descrivere la storia della schiavitù senza immaginare la storia corrispondente di vita quotidiana dello schiavo per sopravvivere, resistere e, quando possibile, fuggire.
Ed è altrettanto doveroso a questo punto introdurci nel mondo missionario dell’epoca per disegnare una delle figure più significative della chiesa a favore della pastorale negra: Padre Antonio Vieira.
Padre Antonio rompe l’indifferenza dei missionari davanti al dramma della schiavitù.
Nel 1633 pregando nella chiesa di Nostra Signora del Rosario disse queste parole:
” I Signori sono pochi, gli schiavi sono molti.
I Signori sono vestiti molto bene, gli schiavi sono scalzi e nudi. I Signori banchettano, gli schiavi hanno fame.
I Signori viaggiano in carrozza, gli schiavi viaggiano carichi di ferro.
I Signori trattano gli schiavi come animali, gli schiavi li adorano e li temono. I Signori in piedi, superbi e tiranni, gli schiavi prostrati con le mani a terra come immagine vilissima di schiavitù e di miseria”.
E continuava, rivolgendosidecisamente agli schiavi:
” In un ingegno (macchinario necessario per la lavorazione della canna da zucchero) siete imitatori di Cristo crocifisso: perché patite in modo molto simile a come Cristo ha patito sulla Croce, in tutta la sua passione.
La sua Croce era composta di due legni, la vostra è in un ingegno di tre legni (per fare girare la ruota)…
(….) Cristo scalzo e voi scalzi; Cristo senza cibo e voi affamati; Cristo in tutto maltrattato e voi maltrattati in tutto.”
“(…) Loro comandano e voi li servite; loro dormono e voi vegliate; loro riposano e voi lavorate; loro si riempiono le tasche del frutto del vostro lavoro e quello che voi ricevete è solo lavoro su lavoro.
Non c’è lavoro più dolce del vostro (con la canna da zucchero), ma tutta questa dolcezza per chi è?
Siete come api delle quali ha detto il poeta: “Sic vos vobis mellificatis apes” (verso attribuito a Virgilio che dice: Così voi, ma non per voi, fabbricate il miele, api.)”
Lo schiavo fuggitivo (quilombola) cercava il più possibile di allontanarsi da luoghi dove poteva essere riconosciuto e catturato.
Per questo motivo, i quilombos venivano fondati in luoghi lontani e impervi.
In Amazzonia ci furono quilombos nell’alto del Rio Branco, nell’attuale territorio di Roraima.
Internamente, i Quilombos si formarono in tutto lo stato Brasiliano.
Nei quilombos non era rara l’unione di ex schiavi africani con donne indigene.
Nella riserva indigena di Kraholandia nel tocantins esisteva un’intero villaggio di ex schiavi africani mescolati negli anni con gli indios Kraho, assumendo e interscambiando cultura indigena con cultura africana in uno stupendo sodalizio di umanità.
Il quilombos dos Palmares, impressiona molto per il numero della popolazione, per gli anni di resistenza e per il coraggio che dimostrarono davanti alle truppe del Pernambuco, della Bahia e di Sao Paulo unitesi del distruggerlo.
Se prendiamo i dati della popolazione del secolo XVII e li compariamo con le stime più attendibili della popolazione di Palmares, possiamo dire che in Palmares si concentrò il 10, 15% della popolazione brasiliana dell’epoca.
Si calcola infatti una popolazione di 150.000 persone all’inizio del secolo fino ad arrivare a 300.000 alla fine del secolo.
Palmares, da parte sua, contò nella sua massima espansione 30.000 ex schiavi fuggiti.
I quilombos lasciarono scritta nel sangue la loro storia anche se oggi difficilmente viene ricordata nei suoi valori umani nei libri scolastici brasiliani.
Molte fughe terminarono con la cattura degli infelici e il loro ritorno umiliante in “cattività” accompagnato da castighi e rappresaglie, ma ne cani, ne capitani di ventura ne umiliazioni ne torture riuscirono a impedire le fughe nella speranza della libertà.
L’economia coloniale, sempre segnata da una incontrollabile fuga di beni verso il Portogallo, si è sviluppata a ondate, approfittando del prodotto più facile e più redditizio, senza che scomparissero gli altri prodotti: al periodo dell’estrattivismo del “pau brasil”, succede il periodo della canna da zucchero, accompagnata dalle coltivazioni di cotone seguite poi dal caffè e dal cacao.
L’allevamento dei bovini nel Nordest e nel sud più che un ciclo diventerà sempre più una costante.
Il secolo XVIII° è segnato anche dalla ricerca affannosa dell’oro e dei diamanti.
I bandierantes, gruppi di avventurieri, tentarono la fortuna in terre nuove alla ricerca dell’oro e di schiavi indigeni e africani.
Nasce Minas Gerais, miniere generali, dalla ricchezza effimera di città ricche, opulenti, piene di chiese e emarginazione.

