“Aldeia” in portoghese significa villaggio, ma nella lingua Kraho non esiste questa parola, infatti chiamano i loro villaggi KRI. Il Ka è il centro sacro dove risolvono i conflitti. Gli uomini si riuniscono ogni sera per proteggere la comunità. Le donne gestiscono la vita domestica, gli anziani hanno l’ultima parola. Ruoli come capo, medico e sciamano servono la comunità. Dualismo tra estate e inverno permea la vita nel Kri.
“Aldeia” in portoghese significa villaggio, ma nella lingua Kraho non esiste questa parola: i Kraho non vivono nell’aldeia ma costituiscono il KRI. E Kri significa COMUNITÀ.
I ME-HI (chiamati dai bianchi indios) vivono insieme nel Kri realizzando il loro particolare tipo di vita comunitario-relazionale. Questa realtà è tutt’altra cosa rispetto al villaggi dei bianchi.
Nel Kri Ken poi kre ha vissuto per oltre 15 anni Padre Valber Dias Barbosa, redentorista. KONTXA in lingua Kraho. Deceduto il 24 genaio 2021. Gran parte del materiale per la realizzazione di questo sito è opera sua. L’aldeia dove ha vissuto si chiama aldeia Pedra Furada. Ma loro la chiamano KRI KEN POI KRE. Per mondo dei bianchi sono gli indios dell’aldeia Pedro Furada, in realtà sono i Me-hi,cioè gli indios della Ken Poi kre Jo Kri, della comunità Ken Poi Kre.
Le forze negative provenienti dall’esterno, dal mondo degli spiriti, possono entrare nel Kri e intaccare i rapporti e le relazioni della vita quotidiana e familiare vissuta nel Kri-Kapé, ossia attorno alle case, nella periferia del Kri. Tutte le sere, immancabilmente, uno degli anziani (MEKARE), andando verso il centro chiama tutti gli uomini nel Ka. All’inizio canta una nenia di richiamo generale e poi chiama il nome di ogni singola persona preceduto dal nome del gruppo di appartenenza. Il tutto cantato e ritmato secondo una propria cadenza. Per esempio: WAKME-KUKÀ e poi KATAM-KONTXA, ecc. Solo quando tutti gli uomini sono riuniti nel centro, nel KA, comincia la riunione serale.

La caratteristica principale di questo popolo è il particolare tipo di via comunitario-relazionale vissuta all’interno del KRI. È proprio la struttura morfologica del Kri che caratterizza e diventa parte costitutiva del dinamismo comunitario. L’aideia è di forma circolare, come una grande ruota. Tutte le case si trovano lungo la circonferenza esterna e guardano al centro del Kri chiamato KA. Questo è il centro sacro di tutta la vita socio-relazionale. Dal Ka partono delle stradine a raggiera chiamate PRIKARÀ che collegano il centro con il cammino circolare esterno che collega le case, chiamato KRI- KAPE. Esternamente alle case, fuori del Kri, ossia del cerchio della vita sociale, c’è il mondo dell’ignoto, delle tenebre, del morti, delle forze sconosciute.
Il Ka è il luogo sacro che richiama la forza di PYT, il Signore dell’Universo. In questo luogo vige la legge dell’unione, cioè il luogo dove tutti i problemi sono vissuti e dibattuti in funzione del bene comune. Le varie discordie o conflittualità vissute nella circonferenza del quotidiano (nel Kri-Kapé), il cerchio esterno dove ci sono le case, vengono automaticamente messe da parte (per ricomparire eventualmente fuori dallo spazio sacro) a meno che non siano questioni di rilevanza più ampia, nel qual caso, l’anziano (Mekare) proporrà la discussione su tale problema. In effetti, tutti i problemi di rivalità o altri tipi di conflitti vengono affrontati e discussi solo dagli uomini e solo nel Ka. Tale luogo è inaccessibile alle forze del male, permette agli uomini di dibattere i loro problemi alla luce dell’energia superiore di PYT e in funzione del bene comune e della vita sociale. Al termine di ogni incontro serale, gli uomini ritornano alle proprie case attraverso il cammino a raggiera del Prikará portando l’energia positiva all’interno delle loro case, difendendole così dalle aggressioni di tutto ciò che sta al di fuori dell’aldeia.
Mentre l’uomo è protagonista della vita sociale, la donna è signora della vita domestica, di tutto quello che succede nel Kri-Kapé, ossia nelle case e nella circonferenza periferica del Kri. Quando il marito forma dalla riunione serale nel Ka, comunica alla sua sposa quel che è stato discusso. Se la donna non è d’accordo l’uomo riporta la questione nel Ka la sera successiva. Gli anziani hanno la parola finale.
Nel Kri sono riconosciuti dei ruoli di funzione sociale. Non è una scala gerarchica di potere, ma funzionale al servizio. C’è il capo, chiamato PAHI, due rappresentanti dei relativi gruppi Wakme-je e Katam-je nei quali è suddivisa l’intera aldeia, il “medico” (colui che cura con la medicina naturale a base di erbe) e lo sciamano (colui che ha il potere di accedere al sacro).
L’area sociale è divisa nettamente in due parti: ogni cosa è vissuta con un forte dualismo e in opposizione al suo contrario. Così le persone, le case, lo spazio, ecc., sono divisi in due gruppi permanenti: WAKM-JE e KATAM-JÈ (estate – stagione secca e inverno – stagione delle piogge). Così, per esempio, durante l’estate, chi ha il compito di condurre la vita sociale e di organizzare le varie iniziative è il gruppo WAKM-JE, mentre questo compito spetta al gruppo KATAM-JE per il periodo dell’inverno.


